| Da 2 al 12 ottobre Itermini al Piccolo Jovinelli |
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Interno Abbado, lo spettacolo vincitore di MArteLive 2008 aprirà la stagione teatrale al Piccolo Jovinelli come di consueto ogni anno il Premio Ambra Jovinelli va alla compagnia che più si è distinta per l'attenzione alla sperimentazione e per i contenuti innovativi proposti. Interno Abbado di A. Baracco e G. Cupaiuolo con Giandomenico Cupaiuolo regia Andrea Baracco Musiche dal vivo Lucas Zanforlini Disegno luci Camilla Piccioni Foto di scena Marta Ferranti Voce off Roberto Manzi “Il dialetto pugliese(molto bello, sodo, carnale, poetico). Una drammaturgia fitta di vestizione casalinga, ambiente kitsch e monologo epico da giornata particolare, e, a tessitura del tutto, un’idea di teatro desiderante e grottesco sono i punti di forza di Interno Abbado (…). Un lavoro del genere, già fuori convenzione per un inizio con messa a nudo del personaggio, cattura per i misteri musicali offerti dal vivo da Lucas Zanforlini, ma soprattutto per una struttura erotica e “zotica” applicata a un transfert meridionale alla Hitchcock. Da scoprire, da immaginare”. (Rodolfo Di Giammarco “Repubblica”) “Giandomenico Cupaiuolo, attore sicuro ed eclettico, in crescita davvero continua, si trucca e si veste da donna, tirando fuori un personaggio irresistibile che, in ogni caso, sembrerebbe rifiutare la dimensione comica come aspetto esclusivo. E allora riesce a farsi patetico, triste, vinto; oscillando con cura tecnica notevole tra follia e tragedia sommersa”(Marco Andreoli “Ubusettete”) “C’è un vecchio telefono, fiori finti, un rossetto, un profumo, una collana, un ventaglio e tanti santini di Padre Pio (…). Un testo delizioso ispirato alla sequenza finale di Psyco di Hitchcock, che gli autori rivisitano in chiave grottesca, affidandosi al bravissimo Giandomenico Cupaiuolo, una Rosa barbuta con le unghie laccate e l’incedere ancheggiante, emulo e goffo” (Alessandra Bernocco “Europa”) |





“Giandomenico Cupaiuolo, attore sicuro ed eclettico, in crescita davvero continua, si trucca e si veste da donna, tirando fuori un personaggio irresistibile che, in ogni caso, sembrerebbe rifiutare la dimensione comica come aspetto esclusivo. E allora riesce a farsi patetico, triste, vinto; oscillando con cura tecnica notevole tra follia e tragedia sommersa”