(con la collaborazione di F. Scimonelli, Antropologia Culturale - Università La Sapienza)

Eccoci qua cari ragazzi, faccia a faccia (ma sarebbe meglio dire cornetta a cornetta!) con il grande Eugenio Bennato, fautore del progetto Taranta Power,
che già da qualche anno promuove il recupero delle tradizioni popolari meridionali un po’ in tutta Italia.
Progetto che ha dato grandi soddisfazioni al cantautore campano, sia in termini di riconoscimenti nel settore musicale che in termini di apprezzamento del pubblico che, sempre più vasto, ha cominciato a seguirlo con interesse e voglia di partecipare. All’attivo ha, attualmente, un premio (il 23 luglio, Eugenio ha ricevuto il Premio Lunezia Etno-Music 2008 per il valore musical- letterario delle sue canzoni), una fitta agenda di date di concerti estivi che toccheranno anche tappe oltre confine (Nova Gorica e Toronto) e la consulenza artistica del Festival della Taranta e della Pace di Caulonia. Ce n’è davvero tanta di carne al fuoco per il Sig. Bennato! Sentiamo che cosa ci ha raccontato lui stesso in merito al suo lavoro…
Buongiorno Eugenio! Innanzitutto siamo lieti di accoglierla sulle pagine elettroniche del nostro giornale…Ci parli subito riguardo al recupero dell’esperienza coreutico musicale mediterranea, come la “Taranta”. Questa esperienza da cosa prende origine?
Innanzitutto, devo tornare un po’ indietro negli anni, perché fin dall’inizio della mia carriera ho avuto sempre un’attenzione forte per le varie forme della musica tradizionale e quindi, ad un certo punto mi sono imbattuto nella “Taranta” come un nucleo centrale, fondamentale, di tutta la musica popolare del Sud Italia. La Taranta come rito, come manifestazione di un’antica cultura, è legata e motiva nel permanere dei secoli, questo ritmo che, anche se all’apparenza dimenticato, rimane nascosto, ma sempre vivo nelle campagne. La funzione “guaritrice” della musica di Taranta ha fatto sì che questo elemento musicale si mantenesse intatto nei secoli, attraversando anche i vari divieti che si sono successi nel tempo e che riguardavano la musica percussiva come associata del Demonio. Per me riscoprire questa scintilla ha favorito anche un ritorno di attenzione per questa musica. Negli anni ’70, quando facevo queste ricerche, ero completamente solo, però quando ho capito che erano maturi i tempi per un ritorno alle tradizioni che potesse interessare anche le nuove generazioni, ho fondato Taranta Power che è stata un’intuizione forte, importante, che ha fatto emergere anche un numero considerevole di studiosi, organizzatori, musicisti e artisti in generale. Insomma, un grande movimento culturale che è sotto gli occhi di tutti. Questo è stato il punto di partenza, su cui poi interviene anche l’allargamento di questo elemento coreutico musicale a tutta la musica mediterranea, cosa del tutto naturale, proprio perché, nelle altre sponde del Mediterraneo, abbiamo manifestazioni simili ed affini alla Taranta, che ci possono far parlare di un bacino culturale che realmente sposa una sponda con l’altra.
Il gruppo con il quale collabora al progetto Taranta Power , fondato nel 1989, è fatto di musicisti che provengono dall’area del centro- sud e dall’Africa. Sicuramente la sua ricerca musicale fornisce i mezzi per definire un'identità mediterranea più legata al contesto africano che non a quello nord europeo, ma la Taranta trova possibilità di fruizione anche in ambiti diversi da quelli della cultura italiana?
Sicuramente noi abbiamo già compiuto un passo in avanti facendo diventare la musica di Taranta un genere musicale che si può esprimere a tutte le latitudini, così come è accaduto con il Flamenco o con la musica latino- americana. Con buona pace dei turisti che si dibattono in polemiche, secondo me mal costruite, che vertono sul conservatorismo e sulla purezza del linguaggio musicale che va mantenuto intatto. A me non interessa tutto questo, perché sono sicuro che se non fossi intervenuto con il mio lavoro, questi elementi musicali sarebbero caduti nell’oblio. La musica è un elemento vivo che può vivere solo se viene applicata ad un elemento contemporaneo. La civiltà contadina che era l’alveo di accoglienza di questa musica, nata come presunta cura del morso della tarantola, non esiste più, si è disgregata e, di conseguenza, quei musicisti sarebbero stati superati. Invece ora, quelle forme musicali si applicano ad una nuova energia, ad una nuova domanda, che è quella delle nuove generazioni che vogliono rispecchiarsi con una musica che abbia il carattere di transfert e di danza di liberazione, proprio come in altre latitudini è stato il valore della musica rock o della musica reggae. Noi applichiamo questa energia, che chiamiamo il potere della Taranta, proprio alla domanda delle nuove generazioni di trovare un’identità culturale e di vivere una musica, che appartenga alla loro cultura di origine.
Grande soddisfazione per il Premio Lunezia Etno- Music 2008 che riceverà ufficialmente il prossimo 23 luglio a Marina di Carrara. Il valore musical letterario delle sue canzoni viene riconosciuto ancora una volta con un premio prestigioso: che tipo di commistione c’è tra lei e la tradizione e come il suo modo di fare musica ne è stato influenzato?
Io vengo dalla cultura classica, ma nelle mie letture da ragazzo mi sono imbattuto sempre in autori legati in qualche modo al mondo popolare, come Garcia Lorca che ritengo uno dei più grandi poeti del ‘900. Quindi il mio approccio con la musica popolare è stato sempre filtrato da questo gusto classico. Quando ero nella Compagnia di Canto Popolare, ho scoperto che il mondo legato alla cultura contadina era di alto livello letterario, anche se usava un linguaggio diverso, più rituale. Io poi ho sempre scritto, in musica, ispirandomi proprio a questo tipo di poesia. C’è una componente di grande attenzione da parte mia a quelle che sono le forme del rituale magico della poesia popolare: la filastrocca, a volte l’assonanza o la musicalità del verso. In virtù anche di questo ritengo che forse sia importante che anche un premio letterario si interessi ad un modo “diverso” di scrivere, ed il mio sicuramente lo è. Anche se c’è stato sicuramente per me un riferimento al mondo cantautoriale italiano, quindi nel mio di scrivere c’è un’influenza dovuta anche a questo.
“Grande Sud” è il nome del tour che sta portando in giro per l’Italia (e non solo!), già da Aprile e che è stato accolto da un vasto pubblico. Da dove nasce la fortuna delle proliferanti “Notti della Taranta” che pare abbiano contagiato un po’ tutta l’Italia: è più un fenomeno di mercificazione o si tratta di un reale recupero delle tradizioni solo in parte dimenticate?
E’ un fenomeno che riguarda profondamente la nostra riscossa culturale, al di là del fatto che c’è un pubblico che ama le cose che scrivo, che ama le mie melodie e che mi ha eletto idealmente come Capo di questo movimento. In pura coscienza secondo me in questo fermento c’è qualcosa che si sottrae alla logica commerciale: è un pubblico molto attivo, pensa che, a volte, molti vengono ai concerti con gli strumenti, per esempio con i tamburelli, creandoci anche qualche problema. Io la descriverei come una piccola rivoluzione: nel mondo globalizzato, nella sottocultura proibitiva questo evento è sicuramente controcorrente e proprio per questo fa tantissimi proseliti. Il mio pubblico è diventato vastissimo in tutta Italia, al nord come al sud, quindi ormai, più che un movimento è una vera realtà.
Ci parli del Festival della Taranta e della Pace di Caulonia, paese della cultura e dell’arte della locride, di cui quest’anno lei è stato nominato consulente artistico. Quale è stato il suo intento, il suo obiettivo primario, in questo lavoro?
Questo Festival, dal nome Tarantella Power, sono 10 anni che esiste e che coinvolge l’intera Regione Calabria che ha una ricchezza di tradizioni popolari davvero straordinaria. Il mio intento è quello di portarlo verso un’introduzione alla world music, percorso che si pensa e struttura anno per anno. Il mio concerto a Caulonia, che chiude (o apre…) questo Festival è un evento che mobilita l’intera provincia di Reggio Calabria: il paese viene bloccato, arrivano 20-30.000 persone (si parla davvero di grandi numeri!), ad ulteriore riprova di quello che dicevo prima su quanto sia diventato popolare questo movimento. Quest’anno sarà ancora così con l’aggiunta anche di alcuni ospiti illustri. Ho invitato Roy Paci in rappresentanza della Sicilia, Peppe Voltarelli per la Calabria, e Mimmo Epifani, grande mandolinista, che viene dalla Puglia.
Ultima domanda: dove vorrebbe che la portasse il “Potere della Taranta”?
Che mi portasse in un’Italia in cui prevalga l’identità delle varie regioni facendo diminuire l’influenza della moda esterofila.
Grazie infinite della disponibilità Sig. Bennato! Le auguriamo buon lavoro e…potrebbe lasciarci un saluto “tarantato” per i nostri giovani lettori?
Ragazzi, scegliete sempre con molta attenzione la vostra musica…
Salutiamo calorosamente il Sig Bennato che ci ha dedicato con pazienza e competenza il suo tempo, anche in occasione del concerto del 1 agosto, tenutosi a Villa Ada e al quale noi eravamo presenti. E voi?... Aggiungi ai preferiti (25) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 595
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