| Wanda D'Onofrio spiega la femminilita' antica |
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Intervista di Rossana CalbiWanda D’Onofrio è la prima vincitrice della Sezione moda&riciclo, vera rivelazione del MArteLive 2008. Wanda ha conquistato giuria e pubblico esagerando con la sua minuziosità e vestendo una donna dalla tracotante ricchezza di carattere e di grazie. Idee realizzate con poco, ma con dei risultati inimmaginabili. Uno sguardo antico e anche un po’ classico per riscoprire il fascino della ricercatezza: merletti, sbuffi e stoffe pesanti per ingabbiare un’indole forte e vestire di morbidezza un carattere intenso e attrattivo. L’abbiamo interrotta in un momento di pausa dal suo lavoro e l’abbiamo fatta parlare di sé. Congratulazioni! Trovarti è stata un’impresa. Grazie. Sì, lo so. In questo periodo sto lavorando molto. Cosa stai seguendo? Sono una sarta serale per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Caracalla, impegno che mi tiene occupata fino a notte inoltrata. Wanda hai il tempo limitato, il cambio di scena è imminente, e i tempi serrati, come sempre nel mondo dello spettacolo, sono quasi d’obbligo. Quali opere stai “vestendo” per quest’edizione estiva alle terme di Caracalla? L’Aida di Verdi e la Lucia di Lammermoor di Donizetti. Dal concorso MArteLive sei precipitata nell’Egitto dei faraoni e nella Scozia del ‘600. Ti sai destreggiare bene in questi sbalzi “temporali”? Non lo so. Adesso in effetti sono un po’ stanca, e ho anche un gran sonno. È tardi (sono le 24.00 n.d.r) e la mia giornata lavorativa non è ancora terminata. Però mi trovo bene a lavorare in teatro, data la mia formazione. Qual è il tuo percorso? Ho conseguito il diploma presso l’Accademia di Costume e Moda di Roma, in contemporanea ho seguito un corso organizzato dalla Regione Lazio sul restauro dell’abito e del tessuto antico. Ho approfondito le mie conoscenze sull’abito storico e sulle tinture naturali, sul taglio di un abito antico. È stato come scoprire un nuovo mondo. Hai vinto una borsa di studio a copertura totale per il corso di Fashion Styling presso lo I.E.D., sarai catapultata in una nuova dimensione, te ne rendi conto? Non ho pensato al premio neanche quando ho saputo di trovarmi in finale. Ho partecipato al concorso perché è giusto vivere l’arte in tutte le sue forme. Ma questo premio è arrivato al momento giusto. Era tempo che riflettevo sul fatto che avevo trascurato la moda contemporanea, ho imboccato la strada del costume ma non ho mai perso di vista la moda in senso stretto, questo Master calza a pennello! Poi io amo studiare, lo farei per sempre. È giusto e meritevole che una giovane creatrice dia valore alla formazione. Ma quanto ne dai alla pratica? Sì, molti ritengono che l’essere costumista non implichi una manualità, invece io ho imparato a cucire da sola e poi ho approfondito con il corso regionale di cui ho detto prima, e posso affermare che la praticità è fondamentale. Solo tagliando e cucendo puoi capire la vestibilità, cosa è possibile e cosa no. Inoltre mentre fai le cose ti vengono le idee, mentre realizzi ti viene in mente un’aggiunta o una modifica. Anche nella vita bisogna muoversi così. Agire e farsi venire in mente idee nuove ecco perché sono entusiasta di fare questo Master. Cosa ti piace nella moda? Non lo so, è una domanda difficile! Mi innamoro facilmente e sono un’entusiasta. Questo mi porta a dimenticare la mia precedente passione per approfondire quella nuova… Allora dimmi del tuo ultimo “amore”… Napoli. Ho lavorato come volontaria al Teatro S. Carlo, sono stata assistente costumista per I Lombardi alla Prima Crociata, uno dei drammi lirici più noiosi di Verdi, secondo molti, ma io ho amato molto anche quest’opera. Cosa ti piace di Napoli? La gente: viva e socievole. Ti guarda negli occhi e fa teatro a cielo aperto. Un posto perfetto per chi ama lo spettacolo. La cucina è meravigliosa, io amo l’idea della cultura legata al cibo. I colori forti e la capacità di riuscire ad accomunare le persone. Ti ha colpito il barocco della città dei Borboni? Non proprio, ho preferito in questa città l’arte medievale come quella del Monastero d Santa Chiara: solido e presente. Tornando alla moda, cosa ti piace vedere oggi addosso ad una donna? Io amo una donna molto femminile, non propriamente libera. Non vorrei essere fraintesa, ma credo che i bustini e le costrizioni abbiano un fascino molto particolare. Tra i grandi contemporanei amo Galliano, riesce a rendere un linguaggio classico speciale, perché sa rivisitarlo senza forzature, con dei tocchi speciali per regalare espressioni indimenticabili. Ora firma Dior e coniuga la semplicità britannica con il gusto per la femminilità francese della casa, sa arricchirsi e non svendersi. Per essere un bravo stilista bisogna saper evolvere, ma con consapevolezza. Oggi ci si improvvisa stilisti, e non sempre i risultati sono apprezzabili. Inoltre c’è un’ondata di giovani stilisti giapponesi, adesso è questa la tendenza e rende difficile ai talenti europei di emergere. Ma la storia del costume segue questi dettami, cinquanta anni fa era l’Italia che dominava con il suo gusto, adesso la moda guarda all’oriente. Gli stilisti hanno bisogno del pubblico? Sì, certo. Ma hanno bisogno di fare le cose con coscienza e ricerca. Lasciamo Wanda perché deve tornare al suo lavoro, la sentiamo già preoccupata per il prossimo cambio. Ma non possiamo esimerci da una domanda: Wanda, com’è vestire gli attori? Sono tutte “prime donne”? In effetti, non è cosa facile, ma il discorso non vale solo per le donne. Avrei tanti aneddoti e potremmo ridere, ma vi devo lasciare, alla prossima. Alla prossima, Wanda. Buon lavoro, sappiamo che saprai fare buon uso dell’opportunità che offre questo premio perché conosci l’impegno e sai essere caparbia. Una vera donna come quelle che vuoi vestire. 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Intervista di Rossana Calbi

