| FotoGrafia Festival: il Circuito (IV parte) |
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Di solito la descrizione di più mostre contemporaneamente, nella sede di uno stesso articolo, dimostra la volontà di visionare la diversità degli scatti e la diversità nel presentarli. Il motivo per cui invece stavolta c’è il bisogno di soffermarsi e dare conto di un momento chiaro e preciso è che la quotidianità espressa in queste foto è talmente poliedrica ma familiare da non apparire come semplici fermi temporali, ma come la meraviglia del vissuto giornaliero. Il tema portante del Festival FotoGrafia Roma 2008 questa volta è semplice, pulito e sempre delicato. Queste cinquanta fotografe provenienti da Paesi differenti, sono donne giovani e meno giovani, professioniste e non, ma con un’intensità nella costruzione dell’immagine che è prettamente femminile. Ecco perché sembra di essere trasportati in un dejà vu: la fotografia riesce ad essere un linguaggio semplice e comprensibile in cui ritrovare la vita al di là delle convenzioni sociali e della politicizzazione. In queste foto ci ritroviamo in un attimo di vissuto che abbiamo visto e sentito, anche se non propriamente nel nostro ieri. La capacità d’osservazione dello sguardo femminile, nel suo poliedrico aspetto di madre, sorella, amica e amante è un continuo avvicinarsi al soggetto che spiega. Questi occhi femminei inseguono la vita e lo fanno nella sua interezza. L’attenzione è rivolta all’altro, l’altro che è vita propria, l’altro a cui si deve rispondere o a cui si deve domandare, e che è comunque sempre una parte di noi. La femminilità di questi scatti, unico filo conduttore, spiega la similarità nel sentire i soggetti carichi di affetto e fisicità morbide. Tutto appartiene a quegli occhi, tutto vi è racchiuso; indiscutibilmente capaci di percepire ciò che le circonda. L’attenzione è essenziale nel dire di un materasso usato per consumare il corpo femminile, la natura e la guerra, come la vita e l’assenza. Ma questa fotografia non è riservata solo al mondo delle donne, perché riesce a far apparire tutto non estraneo al corpo ma come se gli appartenesse, come se queste foto potessero e volessero raccontare i veli di cipolla che ricoprono la femminilità e scoprissero l’essenza ultima di un’umanità più misurata e meno forzosa.A mio dire, una delle mostre più belle del Circuito. Finora… Aggiungi ai preferiti (24) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 438
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di Rossana Calbi
Il tema portante del Festival FotoGrafia Roma 2008 questa volta è semplice, pulito e sempre delicato. Queste cinquanta fotografe provenienti da Paesi differenti, sono donne giovani e meno giovani, professioniste e non, ma con un’intensità nella costruzione dell’immagine che è prettamente femminile. Ecco perché sembra di essere trasportati in un dejà vu: la fotografia riesce ad essere un linguaggio semplice e comprensibile in cui ritrovare la vita al di là delle convenzioni sociali e della politicizzazione. In queste foto ci ritroviamo in un attimo di vissuto che abbiamo visto e sentito, anche se non propriamente nel nostro ieri.
ma come se gli appartenesse, come se queste foto potessero e volessero raccontare i veli di cipolla che ricoprono la femminilità e scoprissero l’essenza ultima di un’umanità più misurata e meno forzosa.

