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Live a SUD. Suoni di tradizione al MArteLive PDF Stampa E-mail
di Stefania Carta
Martedì 20 maggio, 21.30 all’Alpheus, via del Commercio a Roma: IV appuntamento

Risuona un tamburello a sonagli, che batte delle terzine ostinate. Parte la musica degli altri strumenti e all’Alpheus si respira subito l’aria delle sagre paesane. E’ la pizzica pizzica che suona con i Malicanti. E il pubblico del MArteLive non esita a scatenarsi. La sezione musicale di questa quarta serata di MArteLive è stata ricca di suoni tradizionali, di note mediterranee e non solo: nella serata si sono toccate anche le coste del Brasile, con la Capoeira del gruppo Soluna. Questa esibizione ha emozionato e tenuto con gli occhi sgranati davanti ai numeri acrobatici dei lottatori-ballerini del gruppo. Suonano ritmi che tanto rimandano alle loro influenze africane e che sembrano quelli di una danza tribale che nella coreografia si avvicina più ad un’arte marziale.

A susseguirsi sul palco i siciliani Unnaddarè, che hanno eseguito la musica popolare della loro terra, rivisitata con una originale interpretazione. Rimanendo però fedeli agli strumenti musicali tradizionali. Uno degli strumenti che hanno usato è il Marranzano, che ha prodotto suoni nostalgici e ricchi di sfumature. Lello Analfino, voce dei Tinturia, si è esibito con i Qbeta.

Ma per tornare ai Malicanti, c’è da dire che hanno saputo divertirci e coinvolgerci con una musica appassionante e catartica. Ma soprattutto allegra e festosa. E’ questo uno dei maggiori pregi della serata. Il continuo “martellare” del tamburello, sempre sullo stesso ritmo, è quasi ipnotico. C’è chi ha ballato fino allo sfinimento, c’è chi ha ballato scalzo. I Malicanti hanno proposto un repertorio molto classico, senza troppi riadattamenti musicali, nello scopo di rimanere il più possibili fedeli alla tradizione. Tra i brani suonati Pizzicarella, la Pizzica di San Vito, la Tarantella del Gargano e il celebre Santu Paulu. Sul finale del concerto tutti i componenti del gruppo hanno riposto i loro strumenti, preso in mano un tamburello e ricreato l’atmosfera delle ronde della notte di ferragosto a Torrepaduli, affidando la loro esecuzione solo alla voce e ai tamburelli. La loro musica è un invito irresistibile a ballare, è trascinante ed appassionante come lo era in passato per le tarantate.

La pizzica deriva dal fenomeno del tarantismo, che è stato in vita nell’area leccese fino agli anni ‘50. In principio aveva una funzione terapeutica, veniva ballata dalle tarantate, persone “pizzicate” dalle tarantole che col ballo cercavano di lenire i mali del morso. La sua simbologia era ricca e complessa; ormai è andata perduta e si è trasformata in una danza di corteggiamento. Nonostante gli importantissimi cambiamenti che questo genere musicale ha subito a partire dalle origini, rimane ancora interessante perché continua a conservare intatta la sua forte dimensione catartica.
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