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...tra cinque minuti comincia la rivoluzione. PDF Stampa E-mail

Report Live dello spettacolo Teatrale “Il Rivoluzionario”. di Antonio Tropiano
In una cronaca degli inizi del XV secolo si legge di un piccolo spettacolo teatrale allestito a Firenze nei giorni del Carnevale, in occasione del quale un navigato istrione, affranto dalla misera prebenda tributata dal pur animoso pubblico, tra mille imprecazioni ebbe a lagnarsene dicendo: «carmina non dant panem!».

Non pochi testimoni riferiscono che di fronte a quel motteggio un anziano omino si allontanò dalla folla rivolgendo la sua puntuta replica: «neque aliquando circenses».

Sabato scorso al Teatro Cometa Off di via L. della Robbia non mi è parso di scorgere alcun canuto avventore far mostranza delle sue lagnanze, ma ammetto che di siffatto ufficio non gli sarebbe mancata ragione.

La rappresentazione, recante il titolo di “Il rivoluzionario”, scritta e portata in scena dal giovane Maurizio Igor Meta è sembrata, a dirne bene, evanescente, priva di una reale consistenza drammaturgica. I cinque monologhi interpretati dal medesimo teatrante si (dis)articolano nell’ordito di un tessuto narrativo oltremodo sfilacciato e difettoso di solidità. Eccezion fatta per il pregevole sforzo di ludiche assonanze e di certuni virtuosismi linguistici appena abbozzati, il testo è apparso cencioso, contrappuntato di buoni propositi (specie nell’esordio), ma reso ingeneroso da un ritmo claudicante, oltre che da una corporeità improbabile e da una mimica stracca, se non nevroticamente incoerente.

Ahimè, non basta una valigia di proiettiana memoria, né l’aspirazione ad un quotidiano caffè o magari un bavero erto in segno di leziosa contrarietà a offrire spunti di riflessione sull’umana felicitate, e neppure a fuggire abusati luoghi comuni con l’intento di restituire una coerente psicologia a cinque personaggi in cerca d’attore (e d’autore). Perdonate la malaccorta citazione, eppur mi riaffiora alla mente che ai suoi esordi non pochi critici diedero a Brecht del “rivoluzionario”. A ben guardare, ritengo che l’unico aspetto che possa affratellare quest’ultimo e il suo epigono sia che entrambi hanno composto un’opera da tre soldi. Ad ogni modo il giovane Meta non tragga da questo alcun motivo di scoramento: il tentativo non è misura di imperfezione, ma cifra del suo riscatto.



NB: domando venia, specie a ragione dell’incantevole beltade dell’addetta stampa, ma la sincerità è un malanno a cui mi sto prodigando a porre rimedio.
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Commenti (2)
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1. 07-07-2008 15:02
 
non ho assistito alla performance, ma l'articolo non sembra essere scritto da un giornalista professionista. quando si assiste ad uno spettacolo, ke è solitamente frutto di innumerevoli sacrifici, di uno sconosciuto per di più, sarebbe d'uopo essere rispettosi dell'altrui lavoro e poi, qualora fosse necessario muovere critiche negative, queste ultime devono essere costruttive e non uno strumento per farsi belli e dimostrare che si sa scrivere "difficile".Sembra un banale esercizio di stile. quali problemi nella vita avrà l'autore? 
una cosa positiva è uscita da tutto questo, non macherò di vedere il rivoluionario. lei, autore, mi ha pizzicato la curiosità :) ps:quel post scriptum è davvero di cattivo gusto
IP: 79.42.18.182
Ospite
 
tropy
2. 14-03-2008 20:12
 
Puoi fare strada...continua così. Anche se la tua preparazione da terza media non te lo permette più di tanto. Scherzo... Complimenti sentiti. Con fervore attendo la prossima pubblicazione...
IP: 79.19.32.78
Ospite
 
Pablito Suarez

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