| Giorgio Ialongo |
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La sensazione che si prova quando si entra in contatto per la prima volta con l’ecosistema di questa metropoli è di pieno sconcerto e meraviglia, ma anche di netta ambivalenza. Da una parte il caos dinamico di una vera megalopoli, al pari di qualsiasi altro centro metropolitano americano ( e molto più di qualsiasi città europea ). Dall’altra una attenzione composta, meticolosa e disciplinata – che per un occidentale potrebbe apparire bizzarra o, perfino, ossessiva – nei comportamenti, nei costumi e nelle architetture. Tokyo è nell’estetica una metropoli simile a tante altre, ma basta poco tempo perché essa disveli il suo vero spirito, ciò che la differenzia da qualunque altra città del mondo: in essa il caos della vita urbana contemporanea, che assilla tutti noi “abitanti metropolitani”, scorre in flussi ordinati: basta camminare tra la gente, viaggiare in metropolitana, visitare i luoghi di culto. In questa “città vetrina”, edifici, cartelloni pubblicitari, enormi schermi hi-tech, luci iridescenti e sciami di persone in uniforme da lavoro, sembrano inneggiare sfacciatamente al capitalismo. Ma tutto, appena sotto la superficie, cela un’essenza, un cuore, un’indole antica. E tradisce qualcosa che da tempo si è persa in occidente: un profondo senso etico delle cose della vita. Attraverso questa serie di scatti fotografici ho cercato di offrire uno spaccato dell’intima spiritualità insita in questo sistematico caos che appare dominare quasi ogni aspetto della vita e dei costumi – così esotici e distanti dai nostri – degli abitanti di Tokyo. |





Della repentina modernizzazione che il Giappone ha intrapreso nella seconda metà dell’ottocento, Tokyo è di certo l’esempio più strabiliante.