gocce
This Harmony e Pixel @ Classico Village E-mail
di Federica Cardia

25 gennaio 2008 - Roma, venerdì sera, pochi gradi sopra lo zero. Su un lato della strada, la celebre via Libetta, sede di numerosi locali notturni capitolini, una fila da “Sabato Pomeriggio Alla Cassa Del Supermercato” e, di conseguenza, un po’ di baccano.
Entriamo al Classico, correndo infreddoliti verso la grande sala in fondo al cortile, addentrandoci in quel tunnel di luce rossiccia che è tipica del locale. Il pubblico arriva in orario, composto e gioviale, in tono con la serata. Gli scalini all’ingresso sono quasi tutti occupati, trovare un posto (comodo) è impresa ardua. Di fronte al palco i soliti “amanti del decibel”, impazientemente spalmati sulle casse.
I primi ad entrare in scena sono i This Harmony, reduci da un’annata fortunata, con un mini tour in Europa e la colonna sonora del film “La materia dell’invisibile”, che subito denunciano qualche problema di amplificazione per il violino. Quasi istantanea la ripresa: Laurence Cocchiara suona divinamente, un talento davvero fuori dal comune. Dietro ogni suono e ogni movimento d’archetto ci sono evidentemente anni di studio, gli acuti sono da pelle d’oca e il coinvolgimento del pubblico è notevole. La performance, esclusivamente strumentale, è molto particolare: i pezzi hanno un andamento altalenante, a più riprese, quando sembrano spegnersi riprendono tono all’improvviso con decise pennate sulle corde della chitarra elettrica, dal sapore vagamente metal (anche nell’estetica e nelle movenze del musicista). Qualche distorsione in più forse non avrebbe guastato: il suono troppo pulito alla Dire Straits a lungo andare stanca.
Cambio palco… e cambio di atmosfera. Ecco i Pixel, con anfibi neri, anelli e atteggiamento decisamente hard rock. La serata è dedicata alla presentazione del loro nuovo album (il terzo della carriera), intitolato “AmaraMalia” interamente autoprodotto con la collaborazione di MArteLive. Energici, elettronici e metallici, i partenopei “capitanati” dal frontman Riccardo Sabelli (di grande presenza scenica, senza dubbio), riescono in pochi minuti a scaldare la serata: le linee vocali sono ruvide e imponenti, accompagnate da ritmiche distorte e da costruzioni sonore in bilico tra New Wave e rock di matrice industriale. Presente anche una buona dose di elettronica, che purtroppo a volte rischia di sembrare solo un pretesto per aggiungere (forzatamente) originalità allo spettacolo.
In chiusura special guest di tutto rispetto: Miro Sassolini, ex voce dei Diaframma, accompagnato dai Saint Lips. Un salto senza compromessi nei suoni della New Wave italiana.
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